Associazione nazionale ciclo motociclo e accessori

Confindustria ANCMA

Comunicati / IL RISPETTO DELLE REGOLE

2006-03-01

Il Gruppo di Lavoro Ancma sul Rispetto delle Regole, viste le insistenti pressioni derivate da numerosissime aziende del settore ciclo in Italia, ha creato una sorta di vademecum per gli operatori dl settore al fine di ottenere chiarezza su come interpretare norme, direttive e regolamenti comunitari e doganali.

Le avvisaglie di pratiche sleali nei confini della UE sono oramai note da tempo; si ricorda che, tra le altre conseguenze (ad es. reati di contrabbando T.U. Leggi Doganali, artt. 282 e ss., per la repressione dei quali l’art. 266 Cod. penale permette anche l’uso delle intercettazioni telefoniche ed ambientali) il soggetto che pone in commercio prodotti contraffatti può incorrere nel reato di frode contro le industrie nazionali (art. 514 Cod. penale - reclusione da 1 a 5 anni) così come nel reato di frode nell’esercizio del commercio (art. 515 Cod. penale - reclusione non inferiore a 2 anni).

Un caso analogo è in corso in Spagna dove un importatore è attualmente sotto processo per la cifra di 1,5 milioni di euro e rischia appunto un periodo detentivo.

Ciò premesso, dopo accurate verifiche presso la Commissione di Bruxelles, L’Agenzia delle Dogane in Italia e lo Studio Toscano di Parma, da febbraio ’06 anche consulente ANCMA in servizio gratuito per tutti gli Associati del Settore Ciclo, presentiamo a tutte le aziende del settore in Italia una tabella di comportamento circa le regole da rispettare in caso di Origine delle merci e dazi Anti Dumping.

Esiste infine la possibilità di segnalare anomalie presso lo SVAD, Servizio Vigilanza Antifrode Doganale.
Inizia quindi un periodo cosi detto di spionaggio ufficiale dove tutte le aziende del settore sono allo stesso tempo controllori e controllate. Tali regole sono ugualmente applicabili e valide in Italia e dunque in tutti gli altri 24 paesi dell’Unione Europea.

Punto di partenza è stabilire l’origine delle merci quando queste sono prodotte in Italia, ovvero nella Comunità Europea e in paesi che con essa hanno stabilito degli accordi, detti appunto di origine preferenziale. Essendo questo un caso particolare partiremo da quello generale ovvero l’origine non preferenziale.



L’ORIGINE NON PREFERENZIALE DELLE MERCI

Per origine si intende, giusto quanto disposto dai regolamenti Cee n. 2913/92 e 2454/92, il luogo di produzione del bene o il luogo dove lo stesso ha subito l’ultima sostanziale trasformazione industriale così come disposto dall’articolo 24 del Codice Doganale Comunitario (Reg. 2913/92). Deroghe a tale regola generale sono contenute negli allegati 10 (settore tessile) e 11 (prodotti industriali) dove solo per alcune voci doganali vengono evidenziate regole più specifiche (nei citati allegati non è peraltro prevista alcuna deroga specifica per le biciclette o loro parti, ovvero per i codici doganali 8712....; 7315…; 8414…; 8512…; 8714...). In linea di massima si può dunque affermare che ai fini dell’origine non preferenziale è sufficiente (deroghe a parte) che una merce subisca una trasformazione sostanziale sul territorio italiano indipendentemente dalle eventuali percentuali di merce nazionale o estera impiegata nella produzione.
Per definirne il significato di “lavorazione Sostanziale” è prassi stabilire che esiste lavorazione sostanziale quando, introducendo Valore Aggiunto alle lavorazioni, queste permettono di modificare le prime 4 cifre del codice doganale prese in sequenza delle materie prime e/o semilavorati utilizzate in quelle di un altro codice doganale proprie del prodotto finito.
In base alle interpretazioni pubblicate dalla Commissione Cee le merci di cui alla voce doganale 8712 (biciclette) acquisiscono l'origine non preferenziale con il cambio di voce doganale (prime 4 cifre) a condizione che non vengano utilizzate le parti di biciclette di cui alla voce doganale 8714.
Oppure senza cambio di voce doganale (utilizzando quindi anche la voce 8714) ma con il limite massimo del 55% di valore (calcolato sul prezzo franco fabbrica) delle parti di biciclette di origine extracomunitaria.
In base a quanto detto sembrava, in un primo momento, che l’assemblaggio di qualsivoglia componente potesse rendere Made in Italy una bicicletta solo effettuando le operazioni di assemblaggio in Italia ma con l’accordo specifico evidenziato sopra la regola è la seguente:

Una bicicletta è Made in Italy quando fatto 100 il suo Prezzo Franco Fabbrica i componenti extra UE (parti di biciclette comprese) non superano il valore massimo del 55%.

Per Prezzo Franco Fabbrica (p.f.f.) s’intende il prezzo all’uscita dallo stabilimento del prodotto ottenuto, dedotta qualsiasi tassa interna che è, o può essere, restituita al momento dell’esportazione di tale prodotto.
Tale regola vale anche per un componente (es. ruota per bicicletta, telaio).
L’eventuale apposizione in fattura della dicitura "merce di origine italiana" attesta che trattasi di merce che soddisfa le condizioni di cui all’articolo 24 e regole, interpretazioni e deroghe varie, senza peraltro fornire alcuna informazione in merito all’origine preferenziale le cui regole di applicazione sono totalmente differenti e che spieghiamo di seguito.


IL CONCETTO DI ORIGINE PREFERENZIALE

Con il termine "origine preferenziale" deve intendersi l’origine delle merci riferita a specifici accordi commerciali siglati dalla Cee con determinati Paesi che proponiamo di seguito in allegato, in forza dei quali, alle merci che presentano le necessarie caratteristiche, viene consentita l’esenzione o una riduzione daziaria all’atto dell’importazione dei beni nel Paese di destino. Le regole che le merci debbono rispettare, al fine di poter usufruire dei benefici sopra indicati, variano, in funzione delle singole voci doganali dei prodotti ed in funzione dei singoli accordi siglati dalla UE con i vari Paesi esteri (i cosiddetti Paesi "associati") e risultano essere molto diverse da quelle previste dal Codice doganale Comunitario (art.24) in merito all’origine non preferenziale (sopra citato). Per quanto sopra per ottenere il beneficio di esenzione/riduzione daziaria nel Paese di destino è necessario apporre sulle fatture una dichiarazione il cui testo, previsto dagli accordi con i Paesi associati, risulta essere il seguente:

"L’esportatore delle merci contemplate nel presente documento (autorizzazione doganale n… ) dichiara che, salvo indicazione contraria, le merci sono di origine preferenziale ….. (UE)
Firma (da parte di chi ha un potere di firma in azienda)"

Con autorizzazione della Direzione regionale delle Dogane è possibile, per merce destinata in alcuni paesi, non emettere il modello EUR1
Oppure, in alternativa, compilare apposita richiesta scritta da consegnare alla persona che ha competenza doganale di fiducia per consentire l’emissione del certificato Eur1.

Una bicicletta può considerarsi di origine preferenziale Italiana o di qualunque altra origine preferenziale quando nella produzione non sono stati utilizzate materie prime di origine Paesi terzi (al di fuori cioè della UE e della lista di accordi preferenziali) in quantità maggiore del 40% del prezzo franco fabbrica. In questo caso la bicicletta viene importata nel paese di destinazione in esenzione daziaria presentando il modello Eur1.

Anche se non presente nella lista la Turchia è un Paese associato che ha in atto un regime di Unione Doganale con la Ue. Per l'importazione e/o l'esportazione da questo Paese viene emesso il modello ATR. A differenza degli altri Paesi facenti parti di accordi un prodotto di origine terza, immesso in libera pratica in Turchia, gode dell'esenzione da dazi doganali se gli stessi, in ugual misura a quelli Cee, sono stati incamerati dall'autorità turca.
In altre parole il certificato ATR dimostra il pagamento di detti dazi ma non certamente l'origine, che viene comunque indicato su detto certificato.



L’EUR1

Come sopra indicato quando i beni risultano essere di origine preferenziale lo spedizioniere, sulla base della dichiarazione emessa dall'esportatore chiede il rilascio del certificato Eur1 che dovrà essere inoltrato a destino per beneficiare dell'esenzione o riduzione daziaria.
Si è verificato sui principali Paesi associati le regole inerenti alle biciclette e possiamo confermare che le stesse possono considerarsi di origine preferenziale comunitaria allorquando nella produzione non siano stati impiegate materie prime provenienti da paesi terzi, fuori dall’accordo, quindi Cina, India, Vietnam, Taiwan, solo ad esempio, per un valore superiore al 40% del prezzo franco fabbrica del prodotto venduto.
Il certificato Eur1 non deve avere allegati poiché sul retro della domanda, firmata dal dichiarante per conto dell'esportatore è evidenziato che questo dichiara di accettare ogni e qualsiasi controllo relativo alla verifica della veridicità dell'origine. In qualunque momento sono dunque autorizzabili controlli sul prodotto esportato per la verifica dei componenti assemblati.
Generalmente le Dogane non eseguono alcun controllo all'atto del rilascio ma ultimamente si è intensificata la verifica a posteriori. In altre parole sia la Dogana estera che quella italiana possono eseguire i controlli del caso richiedendo la documentazione comprovante il rispetto delle regole. Nel caso in cui il certificato fosse stato chiesto impropriamente viene inoltrata una denuncia alla Procura della Repubblica e la Dogana estera procede al recupero dei dazi doganali gravanti e, se del caso delle relative sanzioni.



IL DAZIO ANTIDUMPING PER IMPORTAZIONI BICICLETTE DALLA CINA

Il dazio antidumping non viene pagato se vengono rispettate la regola, abbreviata per comodità, del 60/40. Fatto 100 il costo di tutte le parti entrate concorrenti alla realizzazione della bicicletta, escludendo la scatola e/o sistemi di imballaggio/stoccaggio, si possono usare componenti di acquisto cinesi fino a ad un massimo di 60. Il restante 40 può essere di qualunque altra origine e la bicicletta non paga dazio antidumping.
Tale regola deve essere interpretata, dopo ampie e diversificate consultazioni, sulla base dell'origine di TUTTI i componenti utilizzati nella fabbricazione/assemblaggio.
Per meglio chiarire il concetto, se i mozzi o i raggi, di una ruota prodotta internamente allo stabilimento di assemblaggio di biciclette, sono di origine di Paesi terzi, questi vanno a formare cumulo per il rispetto della regola 60/40.
Nel caso in cui la ruota sia acquistata da fornitori esterni, sempre per mantenere lo stesso caso, è indispensabile richiedere a tutti i propri fornitori la dichiarazione dell'origine del bene che seguirà le regole precedentemente descritte.
E’ buona norma richiedere ai propri fornitori che venga dichiarata l'origine dei beni utilizzando la dichiarazione prevista dal Reg. Cee 1207 (allegato 2) che potrà servire anche per verificare se il prodotto finito può godere dell'emissione del certificato Eur1.

Esiste per la verità nel Regolamento AD anche la regola che la bicicletta non paga dazio AD quando sia pur essa prodotta nella UE “il valore aggiunto ai pezzi importati originato nell'operazione di assemblaggio o di completamento è superiore al 25% del costo di produzione".
Questa regola per potere essere applicata deve prevedere delle operazioni interne tali che si possa parlare di fabbricazione di bicicletta piuttosto che di assemblaggio di componenti.

FONTE NORMATIVA

1. Regolamento C.E. n.384/96 del 22/12/1995 relativo alla difesa della C.E. contro le importazioni oggetto di Dumping. Questo regolamento indica i criteri generali che disciplinano l’antidumping. In particolare l’articolo 13 definisce i termini di elusione all’applicazione del dazio antidumping e al paragrafo 2, punto b, impone il limite del 60% per il valore complessivo dei pezzi del prodotto assemblato .
2. Regolamento C.E. n.1524 del 10/07/2000 che istituisce un dazio antidumping per importazione di biciclette originarie Cina richiama il regolamento C.E. n.384/96 del 22/12/1995
3. Regolamento C.E. n.71/97 del 10/01/1997 che estende l’applicazione del dazio antidumping alla importazione di “parti essenziali di biciclette” di origine cinese. In particolare l’art.1 elenca “le parti essenziali di biciclette” soggette al dazio antidumping.
4. Regolamento C.E. n.88/97 del 20/01/1997 che autorizza all’esenzione delle importazioni di “parti essenziali di biciclette” di origine cinese. In questo regolamento all’art. 8 viene detto esplicitamente che i soggetti esentati devono restare al di fuori del campo di applicazione dell’art.13, paragrafo 2 del regolamento C.E. n.384/96, cioè rimanere al di sotto del suddetto limite del 60%
5. Regolamento C.E. n.1095/2005 del 12/07/2005 che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di biciclette originarie del Vietnam e della Repubblica popolare cinese. In particolare l’art.1 stabilisce che l’aliquota del dazio antidumping del Vietnam è del 34,5% per tutte le società, ad eccezione della società Always Co., Ltd. a cui viene applicato un dazio del 15,8%.. Per quanto riguarda la Repubblica popolare cinese invece, l’art.2, sostituendo i paragrafi 1 e 2 del regolamento C.E. n.1524/2000, ha innalzato l’aliquota del dazio antidumping dal 30,6% al 48,5%

ESEMPI ESPLICATIVI

In virtù di quanto detto prima e provando a fare delle simulazioni concrete siamo ora in grado di fare qualche esempio.
Supponiamo di avere una bicicletta assemblata in Italia con un p.f.f. di 100.
Supponiamo, per comodità esplicativa, che di questo indice di 100, 70 siano componenti e 30 tutto il resto. Poco importa definire i 30 restanti dal momento che ciò che interessa sono i componenti acquistati.

Caso A
Ho un valore in componenti di 55 di origine cinese, il restante 15 dal resto del mondo ma non UE. Il prodotto non può avere origine italiana e paga il dazio AD del 48,5% in virtù del Reg. CE 1095/2005.
Infatti 55/70 è il 78,57% della famosa regola del 60/40. Vale a dire la quantità di origine cinese sul prodotto finale, fatto 100 il solo costo delle parti, è maggiore del 60% e quindi la bicicletta non sarà di origine italiana e pagherà il dazio AD.

Caso B
Ho un valore di 55 di origine cinese, il restante 15 è UE.
Il prodotto ha origine italiana ma sempre per il Reg. CE 1095/2005 paga dazio AD per quanto detto sopra.

Caso C
Esiste un caso limite nel quale se ho un valore di 55 nel quale l’origine Cina dei componenti è 42 (rispetto dunque quota 60/40) allora il prodotto non paga dazio AD mentre da valutarsi rimane l’origine.

Nel caso il prodotto fosse la ruota da bicicletta o altro componente ciclo, non essendoci Regolamenti che impongano dazi AD per le parti, valgono i concetti di cui sopra circa soltanto l’origine delle merci.

Caso D
Bicicletta assemblata in Romania .
P.f.f. pari a 100, costo dei componenti pari a 70. Componenti cinesi pari a 45. I restanti 25 provenienti dal resto del mondo. La bicicletta è certamente non di origine preferenziale rumena, paga il dazio AD all’ingresso nella Comunità Europea.

Caso E
Bicicletta assemblata in Romania.
Stesse condizioni di cui prima ma componenti cinesi pari a 40, i restanti 30 dal resto del mondo. La bicicletta è di origine rumena e in virtù degli accordi bilaterali con la UE transita in esenzione daziaria accompagnata da certificato EUR 1 o dichiarazione di cui prima.



Allegato 1
Paesi con accordi di origine preferenziale con la UE


Emissione Certificato EUR 1 Accordo

Andorra
Islanda EFTA
Norvegia EFTA
Svizzera EFTA
Bosnia.Erzegovina BCMS
Croazia BCMS
Macedonia BCMS
Faroer isole
Israele
Territori occupati:
Gaza
Rive occid. Giordano
Egitto - RAU MACHARAK
Giordania MACHARAK
Libano MACHARAK
Siria MACHARAK
Algeria MAGHREB
Marocco MAGHREB
Tunisia MAGHREB
Ceuta e Melilla
Isole Canarie
Romania PECO
Bulgaria PECO
Angola ACP
Antigua e Barbuda ACP
Bahamas ACP
Barbados ACP
Belize ACP
Benin ACP
Botswana ACP
Bourkina Faso ACP
Burundi ACP
Camerun ACP
Capo Verde ACP
Ciad ACP
Comore ACP
Congo ACP
Costa d'Avorio ACP
Etiopia ACP
Figi ACP
Eritrea ACP
Gabon ACP
Gambia ACP
Ghana ACP
Giamaica ACP
Gibuti ACP
Grenada ACP
Guyana ACP
Guinea ACP
Guinea Bissau ACP
Guinea Equatoriale ACP
Haiti ACP
Rep. Centrafricana ACP
Rep. Dominicana ACP
Kenia ACP
Lesotho ACP
Liberia ACP
Madagascar ACP
Malawi ACP
Mali ACP
Mauritania ACP
Maurizio ACP
Mozambico ACP
Namibia ACP
Niger ACP
Papussia-Nuova Guinea ACP
Ruanda ACP
Saint Cristophe e Nevis ACP
Sainte Lucia ACP
Salomone (isole) ACP
Sao Tomè e Principe ACP
Samoa occidentali ACP
San Vincenzo e Grenadine ACP
Senegal ACP
Seichelles ACP
Sierra Leone ACP
Somalia ACP
Sudan ACP
Suriname ACP
Swaziland ACP
Tanzania ACP
Togo ACP
Tonga ACP
Trinidad e Tobago ACP
Tuvalu ACP
Uganda ACP
Vanuatu ACP
Zaire ACP
Zambia ACP
Zimbawe ACP
Groenlandia PTOM
Nuova Caledonia e dipendenze PTOM
Polinesia francese PTOM
Terre australi ed antartiche francesi PTOM
Isole Walli e Futuna PTOM
Mayotte PTOM
Saint Pierre e Miquelon PTOM
Auruba PTOM
Antille Olandesi: PTOM
Bonaire PTOM
Curacao PTOM
Saba PTOM
Sint Eustatius PTOM
Sint Maarten PTOM
Anguilla PTOM
Georgia astrale PTOM
Isole Cayman PTOM
Isole Falkland e dipendenze PTOM
Isole Sandwich e dipendenze PTOM
Montserrat PTOM
Pitcarin PTOM
Sant'Elena e dipendenze PTOM
Territori dell'Antartico britannico PTOM
Territorio britannico dell'Oceano indiano PTOM
Isole Turks e Caicos PTOM
Isole Vergini Britanniche PTOM
Messico
Sudafrica
Cile
Albania


Allegato 2
Dichiarazione del fornitore – Reg. CEE 1207




Il testo della dichiarazione di “lungo termine” che deve essere compilata dal fornitore per dichiarare l’origine dei materiali o componenti forniti può essere compilata utilizzando il testo seguente:



“Il sottoscritto dichiara che le merci qui di seguito descritte:
.................................
.................................
che sono regolarmente fornite a ................... sono originarie ................ e rispondono alle norme in materia di origine che regolano gli scambi preferenziali con .................... .
La presente dichiarazione vale per tutti gli invii di detti prodotti dal ............. al .............. .
Si impegna ad informare immediatamente della perdita di validità della presente dichiarazione.
Si impegna a presentare alle competenti autorità doganali tutta la necessaria documentazione giustificativa.

Luogo e data, nome della società e firma”.

La firma del fornitore deve essere apposta in forma autografa originale.

E' tuttavia consentita l'apposizione della firma non autografa nell'ipotesi in cui il fornitore si avvalga di sistemi di elaborazione elettronica delle dichiarazioni a condizione che venga rilasciato al cliente un impegno scritto in cui il fornitore si assume la piena responsabilità per ogni dichiarazione rilasciata.










Per ulteriori informazioni rivolgersi ad ANCMA
Associazione Nazionale Ciclo Motociclo e Accessori
Settore Ciclo

Via A. da Recanate 1
20124 Milano

Tel.: 02 6773511
Fax: 02 66982072

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